La mancanza di pensiero critico degli studenti sfocia
nel conformismo sociale degli adulti che diventeranno
Si sente parlare sempre più spesso del "pensiero critico" come di una capacità apprezzabile per vivere nel mondo moderno, ma pochi sanno cosa esso sia.
Su di esso il pedagogista Robert Ennis ha lavorato una vita e ha scritto: "pensiero critico non significa solo andare alla ricerca di errori, incoerenze, debolezze ma significa giudicare ciò che è apprezzabile (e perchè), e ciò che non è apprezzabile nei testi che leggiamo o nei pensieri che ascoltiamo."
La psicologa Linda Elder nel libro "Liberating the Mind" dichiara che la mente umana attua due comportamenti che possono condurre o allontanare verso un pensiero critico: sono "egocentrismo" e "sociocentrismo", ed esprime una sintesi di come essi agiscono per fuorviare la mente umana.
La formazione di un pensiero critico è un'attività interdisciplinare nella quale vengono integrate, correlate e applicate varie discipline. Egocentrismo e sociocentrismo si combinano in ogni mente umana, dalla nascita alla morte in vario grado, a formare una percezione del mondo distorta che può essere mitigata solo da un pensiero razionale "conscio". Il pensiero critico è una capacità intellettuale che va sviluppata e non un'attitudine che si eredita geneticamente, esso non è una credenza ma un processo.
L'origine del pensiero critico può essere individuata nel metodo socratico descritto da Platone. Questo metodo, che si avvale del dialogo tra maestro e allievo, consiste nell'aiutare l'allievo a individuare il proprio punto di vista, a riconoscerne la fallibilità e ad argomentare correttamente. In tal modo il maestro aiuta l'allievo a riconoscere che la propria verità è solo un'opinione che va sottoposta a verifica.
Il pensiero critico contrasta gli errori euristici . Lo psicologo Daniel Kahneman nel suo studio delle illusioni cognitive (Bias Cognitivi), che gli è valso il Nobel per l'economia nel 2002, ha dimostrato che le persone, anche quando si sono procurate dati e informazioni di qualità, le elaborano spesso in maniera errata effettuando inferenze scorrette e prendendo decisioni incongrue.
Tale esito sembra dovuto in parte al "Confirmation Bias", uno degli effetti più studiati dalla psicologia cognitiva, tale per cui le persone accettano acriticamente informazioni che confermano le loro convinzioni e rifiutano quelle contrarie. Inoltre, l'informazione che viene prevalentemente accettata è quella facilmente memorizzabile e basata su concetti semplici (slogan) ritenuti intuitivamente veri e non richiedenti verifiche. Vengono invece rifiutate quelle informazioni più complesse la cui verifica richiederebbe uno sforzo personale maggiore che farebbe aumentare il carico cognitivo. Se in molti casi, soprattutto nella vita quotidiana, tale comportamento non provoca errori logici dalle gravi conseguenze, in molti altri casi (ad es: decisioni di natura medica, finanziaria, manageriale, ecc.) le conseguenze possono essere gravi.
Molti danni al pensiero critico provengono dal modo in cui molti programmi televisivi sono strutturati in termini di divulgazione dei concetti.
Una ricerca di Ruben Durante, Paolo Pinotti e Andrea Tesei ha dimostrato l'effetto deleterio che i programmi delle TV commerciali Mediaset hanno avuto in Italia sulle abilità cognitive, l'impegno civico e il voto dei giovani.
Essi scrivono: "I giovani che avevano guardato i programmi Mediaset negli anni della loro formazione erano meno evoluti dal punto di vista cognitivo e mostravano meno impegno civico dei loro coetanei che in quel periodo avevano avuto accesso solo alla TV pubblica e alle emittenti locali."
Questa ricerca ha dimostrato l'effetto deleterio che le TV commerciali hanno avuto sulla società italiana negli ultimi 30 anni: l’attitudine a non affrontare problemi complessi, come sono quelli che pone continuamente il mondo in cui viviamo, nella dimensione sociale, ecologica, economica, etica ecc.
La letteratura sul critical thinking nel mondo anglosassone è sterminata ma concetti e metodi suggeriti dai vari autori si differenziano poco.
Negli USA esiste una forte comunità intellettuale che svolge un'azione educativa in varie forme tra le quali l'organizzazione di conferenze. Uno degli esponenti più prestigiosi e credibili per la sua lunga attività in questo campo è il pedagogista Robert H. Ennis, alla cui visione abbiamo scelto di aderire. Egli ha definito il pensiero critico (critical thinking) come "un pensiero razionale e riflessivo focalizzato a decidere cosa pensare o fare".
Il pensiero critico è l'attitudine a uno scetticismo riflessivo nei confronti di ciò che leggiamo e ascoltiamo (dalle persone, dalla TV, dalla radio, dai giornali, ecc). Critico, in quest'ottica, non significa solo andare alla ricerca di errori, incoerenze, debolezze ma significa giudicare ciò che è apprezzabile (e perchè) e ciò che non è apprezzabile nei testi che leggiamo o nei discorsi che ascoltiamo.
Il pensiero critico è una capacità intellettuale che va sviluppata e non un'attitudine che si eredita geneticamente, esso non è una credenza ma un processo. Il pensiero critico consente di stemperare i propri pregiudizi per tentare di confrontare obiettivamente punti di vista diversi fino a giungere, nella migliore delle ipotesi, a una sintesi equilibrata (e temporanea).
Pregiudizi, stereotipi e illusioni cognitive continuano ad agire sulla mente umana prepotentemente e visceralmente, ma un pensatore critico dovrebbe essere in grado di distinguere le situazioni nelle quali è opportuno mettere loro un freno.
Il pensiero critico richiede l'impiego di una serie di attitudini e capacità che possono essere sviluppate.