Secondo lo psicologo Daniel Kahneman l'essere umano usa, alternativamente, due sistemi di pensiero: il sistema1 (intuitivo, veloce, automatico) e il sistema2 (razionale, lento, faticoso)

Negli ultimi decenni la psicologia cognitiva ha chiarito che è impossibile adottare un pensiero esclusivamente razionale perchè la mente umana ha incorporato, durante l'evoluzione, una serie di comportamenti intuitivi che hanno consentito all'homo sapiens di sopravvivere in ambienti ostili prendendo decisioni euristiche.

Oggi l'essere umano è immerso in un ambiente meno ostile dal punto di vista fisico (la sicurezza personale è tutelata da leggi in buona parte del mondo e gli animali feroci si trovano solo nei parchi naturali), ma più ostile dal punto di vista psichico (il sovraccarico informativo e la manipolazione mediatica sono ormai alla base della vita quotidiana). Diventa dunque importante conoscere il funzionamento di entrambi i sistemi mentali (razionale e intuitivo) che governano la nostra mente.

Uno dei più importanti psicologi che hanno studiato le differenze tra pensiero razionale e pensiero intuitivo è Daniel Kahneman.

Illusioni cognitive,
stereotipi e pregiudizi
Il pensiero critico contrasta
gli errori euristici.

Lo psicologo Daniel Kahneman nel suo studio delle illusioni cognitive (Bias Cognitivi), che gli è valso il Nobel per l'economia nel 2002, ha dimostrato che le persone, anche quando si sono procurate dati e informazioni di qualità, le elaborano spesso in maniera errata effettuando inferenze scorrette e prendendo decisioni incongrue.

Tale esito sembra dovuto in parte al "Confirmation Bias", uno degli effetti più studiati dalla psicologia cognitiva, tale per cui le persone accettano acriticamente informazioni che confermano le loro convinzioni e rifiutano quelle contrarie.

Inoltre, l'informazione che viene prevalentemente accettata è quella facilmente memorizzabile e basata su concetti semplici (slogan) ritenuti intuitivamente veri e non richiedenti verifiche.

Vengono invece rifiutate quelle informazioni più complesse la cui verifica richiederebbe uno sforzo personale maggiore che farebbe aumentare il carico cognitivo.

Se in molti casi, soprattutto nella vita quotidiana, tale comportamento non provoca errori logici dalle gravi conseguenze,  in molti altri casi (ad es: decisioni di natura medica, finanziaria, manageriale, ecc.) le conseguenze possono essere gravi.

Per approfondire le illusioni cognitive e le euristiche del giudizio di Kahneman e Tversky andare alla pagina Intelligenza euristica.

Charles S. Peirce e
il fissarsi delle credenze

Una particolare importanza per lo sviluppo del pensiero critico riveste, a nostro modo di vedere, il filosofo statunitense Charles S. Peirce che, pur avendo avuto una vita sregolata, scrisse molto di logica, semiotica ed epistemologia.

Come filosofo della scienza egli mise in evidenza la caratteristica autocorrettiva e autocritica della ricerca scientifica,  che persegue continuamente lo scopo di scoprire le proprie debolezze e correggere i propri processi.

In tal modo, all'interno della comunità scientifica, i singoli ricercatori interiorizzano progressivamente un'attitudine autocorrettiva.

 

Nel 1877, in un saggio intitolato "il fissarsi della credenza, egli descrisse ciò che si oppone all'autocorrezione dei processi di pensiero:

 

L'irritazione del dubbio causa una lotta per conseguire uno stato di credenza.[...]Perciò la lotta inizia con il dubbio, e termina con la cessazione del dubbio. Insomma, il solo obiettivo della ricerca è lo stabilirsi di un'opinione.

Si potrebbe supporre che questo non basti, e che noi andiamo in cerca non meramente di un'opinione, ma di un'opinione vera.

Ma se mettete alla prova questa supposizione, la troverete senza fondamento: infatti, appena raggiungete una salda credenza, siete perfettamente soddisfatti, sia che la credenza sia vera, oppure falsa.

[...] Possiamo al massimo sostenere che andiamo in cerca di una credenza che 'crederemo vera'