Introduzione
Mi rivolgo a coloro i quali vogliono migliorare l'analisi e l'interpretazione di testi (o discorsi), impiegando i metodi del pensiero critico:
cioè persone disposte a mettere in discussione le proprie opinioni
Fonte: www.pensierocritico.eu
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Inoltre, propongo concetti, metodi e strumenti per il miglioramento del pensiero critico ( Critical Thinking ) sia nelle attività quotidiane sia nell'uso del Web.
Qui vengono riportati gli esiti delle ricerche più autorevoli e aggiornate in campo psicologico, neuroscientifico e sociologico riguardanti l'apprendimento e l'insegnamento, riferimenti ad articoli scientifici, ricerche e studi credibili (di cui spesso viene mostrato il "citation index") possono essere utili per ricerche personali.
Il Web può creare l'illusione di essere un "mondo a parte" rispetto alla "vita reale" ma, quando andiamo a verificare (nella vita reale) le rappresentazioni che esso ci offre, rischiamo di avere delle brutte sorprese.
L'essere umano ha sempre avuto l'esigenza psicologica di adottare delle maschere di fronte agli altri, e la stessa cosa accade sul web.
A causa di ciò e per contrastare la manipolazione del Web proponiamo Applicazioni che consentono di effettuare valutazioni di credibilità, oltre a fornire le basi teoriche che supportano tali valutazioni.
In particolare questo sito offre alcune risposte a domande che ogni "pensatore critico" dovrebbe farsi.
Cos'è la credibilità
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La credibilità è una relazione
EMITTENTE - RICEVENTE
Con quali criteri attribuiamo credibilità alle persone che incontriamo o alle nostre fonti informative (giornali, TV, libri, siti web, ecc.)?
La credibilità dipende sia dalla fonte emittente sia dal soggetto che deve valutarla; in altre parole "la credibilità non è una caratteristica intrinseca della fonte, ma è una relazione". Ciò significa che essa dipende dalle caratteristiche (culturali, analitiche, emotive) della persona che deve attribuirla (il ricevente). Questo è il motivo per cui ognuno può migliorare le proprie valutazioni di credibilità: basta lavorare su se stessi invece di lamentarci di ciò che il mondo ci scarica addosso.
Che cosa è il pensiero critico
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Si sente parlare sempre più spesso del "pensiero critico" come di una capacità apprezzabile per vivere nel mondo moderno, ma pochi sanno cosa esso sia.
Su di esso il pedagogista Robert Ennis ha lavorato una vita e ha scritto: "pensiero critico non significa solo andare alla ricerca di errori, incoerenze, debolezze ma significa giudicare ciò che è apprezzabile (e perchè), e ciò che non è apprezzabile nei testi che leggiamo o nei pensieri che ascoltiamo."
La psicologa Linda Elder nel libro "Liberating the Mind" dichiara che la mente umana attua due comportamenti che possono condurre o allontanare verso un pensiero critico: sono "egocentrismo" e "sociocentrismo", ed esprime una sintesi di come essi agiscono per fuorviare la mente umana.
La formazione di un pensiero critico è un'attività interdisciplinare nella quale vengono integrate, correlate e applicate varie discipline. Egocentrismo e sociocentrismo si combinano in ogni mente umana, dalla nascita alla morte in vario grado, a formare una percezione del mondo distorta che può essere mitigata solo da un pensiero razionale "conscio". Il pensiero critico è una capacità intellettuale che va sviluppata e non un'attitudine che si eredita geneticamente, esso non è una credenza ma un processo.
L'origine del pensiero critico può essere individuata nel metodo socratico descritto da Platone. Questo metodo, che si avvale del dialogo tra maestro e allievo, consiste nell'aiutare l'allievo a individuare il proprio punto di vista, a riconoscerne la fallibilità e ad argomentare correttamente. In tal modo il maestro aiuta l'allievo a riconoscere che la propria verità è solo un'opinione che va sottoposta a verifica.
Il pensiero critico contrasta gli errori euristici . Lo psicologo Daniel Kahneman nel suo studio delle illusioni cognitive (Bias Cognitivi), che gli è valso il Nobel per l'economia nel 2002, ha dimostrato che le persone, anche quando si sono procurate dati e informazioni di qualità, le elaborano spesso in maniera errata effettuando inferenze scorrette e prendendo decisioni incongrue.
Tale esito sembra dovuto in parte al "Confirmation Bias", uno degli effetti più studiati dalla psicologia cognitiva, tale per cui le persone accettano acriticamente informazioni che confermano le loro convinzioni e rifiutano quelle contrarie. Inoltre, l'informazione che viene prevalentemente accettata è quella facilmente memorizzabile e basata su concetti semplici (slogan) ritenuti intuitivamente veri e non richiedenti verifiche. Vengono invece rifiutate quelle informazioni più complesse la cui verifica richiederebbe uno sforzo personale maggiore che farebbe aumentare il carico cognitivo. Se in molti casi, soprattutto nella vita quotidiana, tale comportamento non provoca errori logici dalle gravi conseguenze, in molti altri casi (ad es: decisioni di natura medica, finanziaria, manageriale, ecc.) le conseguenze possono essere gravi.
Molti danni al pensiero critico provengono dal modo in cui molti programmi televisivi sono strutturati in termini di divulgazione dei concetti.
Una ricerca di Ruben Durante, Paolo Pinotti e Andrea Tesei ha dimostrato l'effetto deleterio che i programmi delle TV commerciali Mediaset hanno avuto in Italia sulle abilità cognitive, l'impegno civico e il voto dei giovani.
Essi scrivono: "I giovani che avevano guardato i programmi Mediaset negli anni della loro formazione erano meno evoluti dal punto di vista cognitivo e mostravano meno impegno civico dei loro coetanei che in quel periodo avevano avuto accesso solo alla TV pubblica e alle emittenti locali."
Questa ricerca ha dimostrato l'effetto deleterio che le TV commerciali hanno avuto sulla società italiana negli ultimi 30 anni: l’attitudine a non affrontare problemi complessi, come sono quelli che pone continuamente il mondo in cui viviamo, nella dimensione sociale, ecologica, economica, etica ecc.
La letteratura sul critical thinking nel mondo anglosassone è sterminata ma concetti e metodi suggeriti dai vari autori si differenziano poco.
Negli USA esiste una forte comunità intellettuale che svolge un'azione educativa in varie forme tra le quali l'organizzazione di conferenze. Uno degli esponenti più prestigiosi e credibili per la sua lunga attività in questo campo è il pedagogista Robert H. Ennis, alla cui visione abbiamo scelto di aderire. Egli ha definito il pensiero critico (critical thinking) come "un pensiero razionale e riflessivo focalizzato a decidere cosa pensare o fare".
Il pensiero critico è l'attitudine a uno scetticismo riflessivo nei confronti di ciò che leggiamo e ascoltiamo (dalle persone, dalla TV, dalla radio, dai giornali, ecc). Critico, in quest'ottica, non significa solo andare alla ricerca di errori, incoerenze, debolezze ma significa giudicare ciò che è apprezzabile (e perchè) e ciò che non è apprezzabile nei testi che leggiamo o nei discorsi che ascoltiamo.
Il pensiero critico è una capacità intellettuale che va sviluppata e non un'attitudine che si eredita geneticamente, esso non è una credenza ma un processo. Il pensiero critico consente di stemperare i propri pregiudizi per tentare di confrontare obiettivamente punti di vista diversi fino a giungere, nella migliore delle ipotesi, a una sintesi equilibrata (e temporanea).
Pregiudizi, stereotipi e illusioni cognitive continuano ad agire sulla mente umana prepotentemente e visceralmente, ma un pensatore critico dovrebbe essere in grado di distinguere le situazioni nelle quali è opportuno mettere loro un freno.
Il pensiero critico richiede l'impiego di una serie di attitudini e capacità che possono essere sviluppate
Pensiero intuitivo e pensiero razionale
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Negli ultimi decenni la psicologia cognitiva ha chiarito che è impossibile adottare un pensiero esclusivamente razionale perchè la mente umana ha incorporato, durante l'evoluzione, una serie di comportamenti intuitivi che hanno consentito all'homo sapiens di sopravvivere in ambienti ostili prendendo decisioni euristiche.
Oggi l'essere umano è immerso in un ambiente meno ostile dal punto di vista fisico (la sicurezza personale è tutelata da leggi in buona parte del mondo e gli animali feroci si trovano solo nei parchi naturali), ma più ostile dal punto di vista psichico (il sovraccarico informativo e la manipolazione mediatica sono ormai alla base della vita quotidiana). Diventa dunque importante conoscere il funzionamento di entrambi i sistemi mentali (razionale e intuitivo) che governano la nostra mente.
Uno dei più importanti psicologi che hanno studiato le differenze tra pensiero razionale e pensiero intuitivo è Daniel Kahneman.
Illusioni cognitive, stereotipi e pregiudizi
Il pensiero critico contrasta gli errori euristici.
Lo psicologo Daniel Kahneman nel suo studio delle illusioni cognitive (Bias Cognitivi), che gli è valso il Nobel per l'economia nel 2002, ha dimostrato che le persone, anche quando si sono procurate dati e informazioni di qualità, le elaborano spesso in maniera errata effettuando inferenze scorrette e prendendo decisioni incongrue.
Tale esito sembra dovuto in parte al "Confirmation Bias", uno degli effetti più studiati dalla psicologia cognitiva, tale per cui le persone accettano acriticamente informazioni che confermano le loro convinzioni e rifiutano quelle contrarie.
Inoltre, l'informazione che viene prevalentemente accettata è quella facilmente memorizzabile e basata su concetti semplici (slogan) ritenuti intuitivamente veri e non richiedenti verifiche.
Vengono invece rifiutate quelle informazioni più complesse la cui verifica richiederebbe uno sforzo personale maggiore che farebbe aumentare il carico cognitivo.
Se in molti casi, soprattutto nella vita quotidiana, tale comportamento non provoca errori logici dalle gravi conseguenze, in molti altri casi (ad es: decisioni di natura medica, finanziaria, manageriale, ecc.) le conseguenze possono essere gravi.
Per approfondire le illusioni cognitive e le euristiche del giudizio di Kahneman e Tversky andare alla pagina Intelligenza euristica.
Charles S. Peirce e il fissarsi delle credenze
Una particolare importanza per lo sviluppo del pensiero critico riveste, a nostro modo di vedere, il filosofo statunitense Charles S. Peirce che, pur avendo avuto una vita sregolata, scrisse molto di logica, semiotica ed epistemologia.
Come filosofo della scienza egli mise in evidenza la caratteristica autocorrettiva e autocritica della ricerca scientifica, che persegue continuamente lo scopo di scoprire le proprie debolezze e correggere i propri processi.
In tal modo, all'interno della comunità scientifica, i singoli ricercatori interiorizzano progressivamente un'attitudine autocorrettiva.
Nel 1877, in un saggio intitolato "il fissarsi della credenza, egli descrisse ciò che si oppone all'autocorrezione dei processi di pensiero:
L'irritazione del dubbio causa una lotta per conseguire uno stato di credenza.[...]Perciò la lotta inizia con il dubbio, e termina con la cessazione del dubbio. Insomma, il solo obiettivo della ricerca è lo stabilirsi di un'opinione.
Si potrebbe supporre che questo non basti, e che noi andiamo in cerca non meramente di un'opinione, ma di un'opinione vera.
Ma se mettete alla prova questa supposizione, la troverete senza fondamento: infatti, appena raggiungete una salda credenza, siete perfettamente soddisfatti, sia che la credenza sia vera, oppure falsa.
[...] Possiamo al massimo sostenere che andiamo in cerca di una credenza che 'crederemo vera'
Atteggiamento critico personale
Il pensiero critico è faticoso ma adagiarsi su un atteggiamento critico carente porta la persona verso uno dei due estremi dell'asse della fiducia.
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Pensiero critico e democrazia
Secondo la filosofa statunitense Martha Nussbaum la democrazia non sopravvive quando le persone delegano le loro decisioni alle autorità oppure si lasciano influenzare dalla pressione del gruppo sociale al quale appartengono.
In altre parole: le nazioni che hanno a cuore la democrazia educano i cittadini al pensiero critico e ne salvaguardano la capacità di decidere autonomamente.
La maggior parte delle persone, quando affronta un tema specifico, si limita a studiarlo da una sola prospettiva (di solito quella che gli è più congeniale), ad esempio storica, sociologica, psicologica, ecc. La costruzione di una mente critica richiede un approccio interdisciplinare: un pensatore critico deve superare i limiti delle singole discipline che trattano dell'essere umano e del suo ambiente socioculturale, per integrare e amalgamare i concetti di diverse discipline scientifiche ed umanistiche.
Il punto chiave
La tendenza umana a giudicare il mondo da una prospettiva ristretta autocostruita è potente.
Gli esseri umani sono in genere maestri nell'autoinganno e nella razionalizzazione.
Noi spesso manteniamo le nostre credenze anche di fronte all'evidenza.
Avere un atteggiamento critico è difficile perchè va contro il senso comune, ed è anche faticoso perchè richiede la ricerca e la valutazione di prove
Test valutazione atteggiamento critico
Senso critico assente
Le persone prive di senso critico non sono in grado di usare la logica nella vita quotidiana, anche se magari credono di usarla. Per logica intendiamo la dialettica intesa come gestione razionale dell’incertezza e descritta brevemente nella pagina Logica: cosa sono le inferenze.
Le persone acritiche assorbono le loro credenze dalle persone che frequentano più spesso e si conformano facilmente alle idee altrui. Esse sono facilmente manipolabili ma non sanno di esserlo, e se qualcuno glielo fa notare lo negano. Le persone acritiche generalmente accettano le credenze più facilmente accessibili.
Gli studenti, per esempio, derivano le loro credenze dominanti dai loro insegnanti, dai coetanei, dai libri di testo e dai media (TV, internet, ecc). Le convinzioni delle persone acritiche di solito si conformano a quelle del gruppo con cui più si identificano e nel quale si sentono più a proprio agio. Quando esprimono le loro idee usano frasi fatte che suonano come slogan ma non sono in grado di difendere logicamente le loro posizioni. Pretendono che le loro idee vengano accettate per vere e non ammettono verifiche. Rispondono in modo emotivo e spesso rabbioso alle contestazioni perchè si sentono minacciate nel rinunciare a un'opinione che forniva un senso di completezza e adeguamento all'ambiente (vedere "Il fissarsi della credenza" di C.S.Peirce). Le persone acritiche cambiano idea quando l'ambiente in cui vivono modifica collettivamente la propria opinione: esse si conformano al cambiamento collettivo. Non è l'autonomia di pensiero e di giudizio che guida la loro azione ma le emozioni. Per questo motivo le persone acritiche, spesso, prendono cattive decisioni per se stessi e per gli altri. Inoltre esse possono essere facilmente manipolate e indotte ad atti violenti per gli interessi (politici, economici, sociali) di altri.
Senso critico debole
Le persone con un senso critico debole non sono guidate solo dalle emozioni ma sanno che devono difendere le proprie posizioni con delle ragioni. Esse sono egocentriche, nel senso che hanno un bisogno psicologico di difendere ciò in cui già credono e quindi non vogliono essere obiettive. L'egocentrismo è, per lo psicologo Jean Piaget, una fase intermedia dello sviluppo mentale, nella quale i bambini non prendono in considerazione l'ipotesi che le altre persone possano avere idee diverse da quelle del bambino stesso.
Secondo Piaget, fino ai 7-8 anni, ogni bambino si sente al centro del mondo. Il problema sorge quando l'adulto non è maturato sufficientemente per abbandonare la propria visione egocentrica.
Le persone con un senso critico debole sono comunque in grado di usare la logica, ma la usano solo per difendere il proprio punto di vista, non per analizzarne le criticità. Esse tendono a ignorare le evidenze contrarie al proprio punto di vista, e la logica diventa solo un mezzo per indebolire le ragioni degli altri e per rafforzare le proprie. Le persone con un senso critico debole tendono a evitare che verità contrarie alle loro prevalgano.
Senso critico forte
Le persone con un senso critico forte sanno che bisogna supportare i propri punti di vista con delle argomentazioni ma, a differenza delle persone con senso critico debole, non a tutti i costi. Vale a dire che esse non utilizzano argomentazioni che sanno non essere "vere", al solo scopo di prevalere sulle argomentazioni altrui. Le persone con un forte senso critico sono consapevoli che l'irrazionalità e l'emotività condizionano la capacità umana di valutare obiettivamente la realtà, e sanno che a questa condizione non sfuggiranno, anche se parzialmente, nemmeno loro. Esse conoscono la logica argomentativa ma, a differenza delle persone con debole senso critico, la usano per valutare imparzialmente sia le argomentazioni altrui, sia le proprie.
Le persone con forte senso critico hanno una sufficiente umiltà intellettuale per ammettere che i loro punti di vista sono anche i loro pregiudizi, e quindi sono sempre aperti a valutare prove più convincenti e, conseguentemente, a modificare il proprio punto di vista. Le persone con un debole senso critico faranno invece in modo di non vedere o non incontrare situazioni nelle quali intuiscono che i loro punti di vista verranno messi in discussione con validi argomenti. Le persone con un forte senso critico sono, in confronto con le altre due tipologie, quelle eticamente più dotate.
Le persone con forte senso critico hanno una sufficiente umiltà intellettuale per ammettere che i loro punti di vista sono anche i loro pregiudizi, e quindi sono sempre aperti a valutare prove più convincenti e, conseguentemente, a modificare il proprio punto di vista. Le persone con un debole senso critico faranno invece in modo di non vedere o non incontrare situazioni nelle quali intuiscono che i loro punti di vista verranno messi in discussione con validi argomenti
Gli errori si verificano in Medicina come in altri campi della vita. Le conseguenze possono essere trascurabili ma spesso risultano gravi e possono essere catastrofiche. Alcuni errori non si possono evitare; altri sono evitabili ed anche colpevoli. Si possono prendere provvedimenti per correggere gli errori ma in molti casi essi sono irreversibili ed il solo beneficio che se ne trae consiste nell’evitare ulteriori analoghi errori. Ci si attende che i medici profittino della propria esperienza e sin da quando sono studenti vengono esortati a trarre profitto dai propri errori
Leggere criticamente
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Il manifesto pubblicitario, l’arringa difensiva, il comizio politico, i saggi di argomento filosofico, scientifico, storico o sociale, gli articoli di fondo di un quotidiano, le esortazioni dei genitori, le prediche dei sacerdoti, il corteggiamento insistente di un amante per la persona amata, sono tutti “discorsi” volti a persuaderci a credere o a fare qualcosa. Diversamente da altri tipi di atti linguistici come le richieste, i comandi, ecc. che possono essere espressi anche in una sola frase, gli atti linguistici persuasivi possono raggiungere il loro scopo solo se unite in unità più complesse, di più frasi.
Processo di lettura critica
Spesso ci trova di fronte a testi in cui, come ha scritto la filosofa Franca D'Agostini nel suo libro "Verità avvelenata" (pp.36-37):
Qualcuno può convincermi della verità di una certa tesi anche se non dice cose vere, e le sue inferenze sono sbagliate: per esempio perchè mi incanta in qualche modo, o perchè sono già profondamente incline a credere per ragioni mie, quel che vuol farmi credere, o perchè ignoro le regole logiche o non mi accorgo dell'errore.
Tra i vari tipi di testo (narrativo, descrittivo, informativo, regolativo, argomentativo), questo sito si occupa prevalentemente dell'analisi di testi argomentativi, vale a dire di testi che hanno lo scopo di persuadere il lettore influenzandone le opinioni e i comportamenti. L'argomentazione è un processo retorico mediante il quale si portano argomenti a sostegno di una tesi (costituita da una o più asserzioni).
Teoria dell'argomentazione
Le più recenti ricerche sulla Teoria dell'argomentazione sostengono che l'argomentazione è nata durante l'evoluzione per dare all'essere umano uno strumento non violento per prevalere sugli altri. Per questo motivo l'argomentazione non ha spesso nulla a che vedere con la verità e produce il pregiudizio di conferma (confirmation bias). Il ragionamento di gruppo sembra essere più efficace di quello individuale perchè consente il confronto tra gli argomenti e la convergenza verso l'argomento migliore. Il modo migliore per salvarsi dalle proprie (o altrui) argomentazioni errate sembra dunque essere quello di sottoporle al giudizio degli altri, vale a dire impegnarsi nella creazione di una società critica.
Metodo di analisi argomentativa
Tornando al metodo per sottoporre a valutazione critica un testo argomentativo, esso è costituito da: un Problema, una Tesi, un'Argomentazione a sostegno della tesi, una Conclusione.
In certi casi il testo presenta anche una parte confutatoria che si compone di: Antitesi, Argomentazione a sostegno dell'antitesi e Confutazione dell'antitesi.
Non sempre gli elementi del testo rispettano la sequenza indicata e, spesso, costringono il lettore critico a uno sforzo considerevole per individuarli.
Tra i vari tipi di testo (narrativo, descrittivo, informativo, regolativo, argomentativo), questo sito si occupa prevalentemente dell'analisi di testi argomentativi, vale a dire di testi che hanno lo scopo di persuadere il lettore influenzandone le opinioni e i comportamenti. L'argomentazione è un processo retorico mediante il quale si portano argomenti a sostegno di una tesi (costituita da una o più asserzioni).
Le più recenti ricerche sulla Teoria dell'argomentazione sostengono che l'argomentazione è nata durante l'evoluzione per dare all'essere umano uno strumento non violento per prevalere sugli altri. Per questo motivo l'argomentazione non ha spesso nulla a che vedere con la verità e produce il pregiudizio di conferma (confirmation bias). Il ragionamento di gruppo sembra essere più efficace di quello individuale perchè consente il confronto tra gli argomenti e la convergenza verso l'argomento migliore. Il modo migliore per salvarsi dalle proprie (o altrui) argomentazioni errate sembra dunque essere quello di sottoporle al giudizio degli altri, vale a dire impegnarsi nella creazione di una società critica.
Spesso i testi giornalistici sono confusi o complessi ed è necessario parafrasarli per individuare gli argomenti. La parafrasi consiste nella riscrittura del testo con lo scopo di evidenziare gli enunciati principali.
Alcuni criteri da seguire sono: ogni frase deve essere autonoma dalle altre affinchè possa essere valutata, le frasi dal contenuto non indispensabile vanno eliminate, le frasi che hanno un contenuto informativo vanno semplificate nella loro struttura sintattica, il lessico va semplificato sostituendo le parole astruse o troppo specialistiche con termini di uso comune.
Un problema importante per valutare la qualità di qualunque argomentazione è la distinzione tra fatti e opinioni. Il logico Chaïm Perelman, ritenuto uno dei massimi teorici dell'argomentazione, ha espresso così tale distinzione nel libro 'Trattato dell'argomentazione': "Dal punto di vista argomentativo siamo in presenza di un fatto soltanto se possiamo postulare per esso un accordo universale, non controverso.
Però non esiste enunciato che possa godere, in forma definitiva, di tale condizione, poichè l'accordo può sempre essere rimesso in questione e una delle parti può sempre rifiutare la qualità di fatto a ciò che l'avversario afferma. [...] Non possediamo alcun criterio che ci permetta di affermare che qualche cosa è un fatto in tutte le circostanze e indipendentemente dall'atteggiamento degli uditori. Possiamo tuttavia riconoscere che esistono condizioni atte a favorire l'accordo e che permettono di difendere facilmente 'il fatto' contro la diffidenza o la cattiva volontà di un avversario: ciò accadrà particolarmente quando si disporrà di un accordo sulle condizioni di verifica."
L'efficacia degli argomenti è indipendente dalla loro bontà, vale a dire dalla validità logica degli assunti o dalla veridicità degli stessi, ma dipende in massima parte dal lettore (o ascoltatore) cui l'argomentazione viene rivolta. Argomenti di qualità possono essere rifiutati (o non notati) da lettori con credenze, abitudini ed esperienze in conflitto con quelli proposti, ad esempio per effetto del pregiudizio di conferma (Confirmation bias) o di altri bias cognitivi.
Quindi, prevedere l'efficacia di un argomento dipende da quanto una struttura argomentativa è in grado di innescare un processo di revisione delle credenze del lettore.
La lettura critica di un testo è un processo che si compone di tre fasi:
Fase 1
Analisi della struttura argomentativa: consiste nell'individuazione delle proposizioni principali (Problema, Tesi, Antitesi e Conclusione) e subordinate (Argomenti a favore della Tesi o dell'Antitesi)
Fase 2
Analisi della bontà argomentativa: consiste nella verifica della verità delle premesse e della correttezza delle inferenze
Fase 3
Analisi della efficacia argomentativa: consiste nella verifica della tipologia di persone/pubblico al quale il testo è indirizzato, in base a credenze/stereotipi
Fase 1: Analisi della struttura argomentativa
Tutti, quando parliamo o scriviamo, facciamo delle asserzioni e pensiamo che gli altri debbano accettarle. Le asserzioni sono enunciati dichiarativi che differiscono dagli altri tipi di enunciato (interrogativi, esortativi, esclamativi, ecc) perchè sono gli unici che devono sottostare alla condizione di verità. Abitualmente non siamo così ingenui da pretendere che le nostre asserzioni vengano accettate se non forniamo anche un'argomentazione convincente a loro sostegno.
Se la nostra argomentazione sarà convincente, allora avremo raggiunto un accordo con il destinatario della nostra asserzione. In caso contrario ci sarà un disaccordo che potremo cercare di ridurre con argomentazioni migliori delle precedenti. Nel mondo odierno caratterizzato da un sovraccarico informativo sempre più pressante, è aumentata la necessità di valutare la qualità delle argomentazioni altrui. Scrive Andrea Iacona (L'argomentazione, introduzione XI):
La capacità di discernere le buone dalle cattive ragioni è in gran parte irriflessa, nel senso che ce ne serviamo comunemente senza pensarci più di tanto. Ma a volte l'intuito non basta. Può darsi che una ragione sembri buona a prima vista, ma riflettendo un po' ci si rende conto che in realtà non lo è. Oppure, può darsi che ci si renda conto a prima vista che c'è qualcosa che non va bene in un ragionamento, ma non si riesca a capire bene cosa.

Fatti e Opinioni
Un problema importante per valutare la qualità di qualunque argomentazione è la distinzione tra fatti e opinioni. Il logico Chaïm Perelman, ritenuto uno dei massimi teorici dell'argomentazione, ha espresso così tale distinzione nel libro 'Trattato dell'argomentazione' (pp.71-72):
Dal punto di vista argomentativo siamo in presenza di un fatto soltanto se possiamo postulare per esso un accordo universale, non controverso. Però non esiste enunciato che possa godere, in forma definitiva, di tale condizione, poichè l'accordo può sempre essere rimesso in questione e una delle parti può sempre rifiutare la qualità di fatto a ciò che l'avversario afferma. [...] Non possediamo alcun criterio che ci permetta di affermare che qualche cosa è un fatto in tutte le circostanze e indipendentemente dall'atteggiamento degli uditori. Possiamo tuttavia riconoscere che esistono condizioni atte a favorire l'accordo e che permettono di difendere facilmente 'il fatto' contro la diffidenza o la cattiva volontà di un avversario: ciò accadrà particolarmente quando si disporrà di un accordo sulle condizioni di verifica.
Parafrasi: perchè è necessaria
Spesso i testi giornalistici sono confusi o complessi ed è necessario parafrasarli per individuare gli argomenti.
La parafrasi consiste nella riscrittura del testo con lo scopo di evidenziare gli enunciati principali.
Alcuni criteri da seguire sono: ogni frase deve essere autonoma dalle altre affinchè possa essere valutata, le frasi dal contenuto non indispensabile vanno eliminate, le frasi che hanno un contenuto informativo vanno semplificate nella loro struttura sintattica, il lessico va semplificato sostituendo le parole astruse o troppo specialistiche con termini di uso comune.
Esempio
Scopo di questa fase è:
Individuazione della asserzione (proposizione principale)
Individuazione della argomentazione (proposizioni subordinate)
Un esempio di analisi della struttura di una argomentazione è presente alla pagina analisi struttura.
Un altro esempio riguarda il confronto di opinioni sulle conseguenze dell'uso di Internet sul cervello umano, apparso sul Wall Street Journal nel 2010 che è stato oggetto di un nostro convegno pubblicato alla pagina Internet ci rende stupidi?
Fase 2: Analisi della bontà argomentativa
Un argomento può essere valido ma anche falso, oppure può essere valido e vero ma risultare inefficace.
Un argomento si definisce BUONO quando, oltre ad essere CORRETTO è anche efficace in relazione al pubblico al quale è rivolto.
Proprietà che distinguono gli argomenti
Cosa distingue dunque un buon argomento da un cattivo argomento? In particolare tre proprietà:
VERITÁ: si intende una verità epistemologica, cioè la verifica della verità delle premesse e delle conclusioni dell'argomento. Come ha scritto N.Bobbio nell'introduzione al libro "Trattato dell'argomentazione" di C.Perelman "tra la verità assoluta e la non verità c’è posto per le verità da sottoporsi a continua revisione, mercé la tecnica dell’addurre ragioni pro o contro".
VALIDITÁ: si intende una validità logica; non ci si occupa quindi del contenuto dell'argomento ma solo della forma degli enunciati e delle relazioni formali tra premesse e conclusioni nel ragionamento. Si tratta quindi di verificare la validità delle inferenze logiche (deduzioni, induzioni, abduzioni) delle proposizioni che costituiscono l'argomento.
EFFICACIA (o PERSUASIVITÁ): si intende un'efficacia nei riguardi di una specifica persona (o specifico pubblico). Infatti gli argomenti sono efficaci non in senso universale, quanto in senso specifico: è il destinatario della comunicazione che ne guida la scelta.
Per una trattazione completa dei criteri che determinano la correttezza e la bontà di un argomento vedere Argomenti buoni e cattivi
Fase 3: Analisi della efficacia argomentativa
L'efficacia degli argomenti è indipendente dalla loro bontà, vale a dire dalla validità logica degli assunti o dalla veridicità degli stessi, ma dipende in massima parte dal lettore (o ascoltatore) cui l'argomentazione viene rivolta.
Argomenti di qualità possono essere rifiutati (o non notati) da lettori con credenze, abitudini ed esperienze in conflitto con quelli proposti, ad esempio per effetto del pregiudizio di conferma (Confirmation bias) o di altri bias cognitivi.
Quindi, prevedere l'efficacia di un argomento dipende da quanto una struttura argomentativa è in grado di innescare un processo di revisione delle credenze del lettore.
Come strutturare gli argomenti
I pedagogisti e formatori Manuele De Conti e Matteo Giangrande nel libro "Debate", nel quale descrivono il metodo da applicare se si vuole introdurre il dibattito quale metodologia d'avanguardia per la trasformazione della scuola italiana, propongono anche un metodo per strutturare gli argomenti:
il metodo AREL (Asserzione, Ragionamento, Evidenza, Link-back) che descrive una procedura per costruire il percorso che porta dalle premesse alle conclusioni.
Leggi il testo completo
Essi scrivono (p.54):
Sia il lettore di un testo, sia il pubblico di un discorso sono in grado di seguire il filo del ragionamento se riescono a individuare i passi e le ragioni che lo strutturano.
Compito dello scrittore e, a maggior ragione, di un buon oratore è quello di agevolare l'identificazione immediata delle ragioni.
Una competenza strategica decisiva per ciascun oratore è l'abilità di distinguere le ragioni e le evidenze a supporto della propria posizione nel dibattito e di presentarle al pubblico e ai giudici in maniera razionalmente coerente e distintamente comprensibile.
Fare affidamento su capacità di ascolto e inferenza al di sopra della media non significa affidarsi alla sorte o rischiare.
E' semplicemente un errore.
Analisi Argomento - Attenzione e Associazione
L'argomentazione di Kandel (solo quando prestiamo un'attenzione profonda a un frammento d'informazione siamo in grado di associarlo alla conoscenza già posseduta) è vera nel senso che è stata espressa nel libro "Come funziona la memoria" (2010 Zanichelli, p.109).
L'argomentazione di Kandel esprime un'inferenza induttiva valida, nel senso che parte da un fatto specifico (prestiamo un'attenzione profonda a un frammento di informazione),
lo collega a un altro fatto (associamo alla conoscenza già posseduta) per ricavarne una regola incerta (se prestiamo un'attenzione profonda all'informazione siamo in grado di associarla alla conoscenza pregressa).
Analisi Argomento (Antitesi)
La lettura è innaturale
L'argomentazione riportata da Carr sulle dichiarazioni del neuroscienziato Michael Merzenich (i nostri cervelli vengono "massicciamente rimodellati" dall'uso sempre più intenso del web e dei relativi media) è debole in quanto si fonda solo sulla dichiarazione di Carr riguardo a un colloquio telefonico con Merzenich nel quale quest'ultimo avrebbe dichiarato che il cervello viene riprogrammato anche nella relazione con il Web.
La pretesa di verità di quest'argomento è quindi da rifiutare.

Analisi Argomento (Antitesi)
La lettura è innaturale
L'argomentazione riportata da Carr sulle dichiarazioni del neuroscienziato Michael Merzenich (i nostri cervelli vengono "massicciamente rimodellati" dall'uso sempre più intenso del web e dei relativi media) è debole in quanto si fonda solo sulla dichiarazione di Carr riguardo a un colloquio telefonico con Merzenich nel quale quest'ultimo avrebbe dichiarato che il cervello viene riprogrammato anche nella relazione con il Web.
La pretesa di verità di quest'argomento è quindi da rifiutare.
Analisi Argomento
Plasticità del cervello
L'argomentazione riportata da Carr sulle dichiarazioni del neuroscienziato Michael Merzenich (i nostri cervelli vengono "massicciamente rimodellati" dall'uso sempre più intenso del web e dei relativi media) è debole in quanto si fonda solo sulla dichiarazione di Carr riguardo a un colloquio telefonico con Merzenich nel quale quest'ultimo avrebbe dichiarato che il cervello viene riprogrammato anche nella relazione con il Web. La pretesa di verità di quest'argomento è quindi da rifiutare.
il pensiero umano viene attivato, prevalentemente dalle argomentazioni (Conclusioni provvisorie)
Il passaggio dalla tradizione orale alla tradizione scritta ha costituito una frattura epistemica, nella cultura umana, segnando il passaggio da un "modo di pensare" basato sulla parola (poetica) e sulla musica, ad un altro modo di pensare basato sul ragionamento e sul pensiero argomentativo.
È stata fortemente sviluppata, rispetto al periodo precedente, la capacità logica che permette l'analisi e la sintesi di concetti complessi.
Secondo lo psicologo David Olson il passaggio dall'oralità alla scrittura segna anche il passaggio dalla conoscenza di senso comune (concepito per scopi sociali più che logici) alla conoscenza scientifica (codificata per la riflessione, per la ricerca di leggi universali, ecc).
Si può affermare che la scrittura (e la lettura ad essa associata) abbia reso possibile forme simboliche essenziali per lo sviluppo della cultura (storia, scienza, filosofia, ecc). Il pensiero umano viene attivato, prevalentemente, dalle argomentazioni, mentre l'affettività viene attivata dalla parola poetica.
Come scrivono i formatori Manuele De Conti e Matteo Giangrande nel libro Debate (p.53): "Gli atti intuitivi, noetici, immediati dell'intelletto non permettono alcuna comunicazione della conoscenza. I processi discorsivi, dianoetici, mediati dalla ragione, al contrario, rendono possibile la trasmissione e la ricezione di informazioni, lo scambio di opinioni, la comunicazione del proprio pensiero e la sua comprensione da parte di altri individui razionali."
Distinguere le buone dalle cattive argomentazioni, nei discorsi o nei testi degli altri, non è facile ma è importante se non si vuole essere manipolati dalle opinioni altrui.
A chi piace il pensiero razionale e l'argomentazione?
Il filosofo Pietro Alotto, descrive la funzione della categoria degli "atti linguistici persuasivi" ai quali appartiene l'argomentazione:
Il manifesto pubblicitario, l’arringa difensiva, il comizio politico, i saggi di argomento filosofico, scientifico, storico o sociale, gli articoli di fondo di un quotidiano, le esortazioni dei genitori, le prediche dei sacerdoti, il corteggiamento insistente di un amante per la persona amata, sono tutti “discorsi” volti a persuaderci a credere o a fare qualcosa. Diversamente da altri tipi di atti linguistici come le richieste, i comandi, ecc. che possono essere espressi anche in una sola frase, gli atti linguistici persuasivi possono raggiungere il loro scopo solo se unite in unità più complesse, di più frasi. Un atto linguistico direttivo, espresso in una frase (esci immediatamente da questa stanza!) può raggiungere immediatamente il suo scopo, ma un atto linguistico persuasivo se vuole raggiungere il suo scopo deve essere costruito con almeno due frasi: esci immediatamente da questa stanza, se non vuoi finire arrostito! La prima frase assume la funzione di affermazione, tesi, la seconda quella di motivazione, di argomento a supporto, di ragione per fare quanto affermato nella prima frase.
La distinzione tra coloro cui piace argomentare e le persone incapaci di farlo è, metaforicamente, ben evidenziata da un racconto dello scrittore Lion Feuchtwanger (Odisseo e i maiali) che prende spunto da un episodio dell'Odissea, ossia il soggiorno presso la maga Circe, sull'isola di Eea, durante il quale la maga aveva trasformato i compagni di Odisseo/Ulisse in maiali. Odisseo voleva ritrasformarli in uomini e, a tal fine si era procurato un'erba magica e aveva addormentato Circe per farlo indisturbato. Dopo si mise a chiamare i compagni (p.41):
Coraggio, amici, ascoltatemi, intendetemi. Il grande Dio Ermes mi ha dato quest'erba moly per sciogliere l'incantesimo. Lasciate che vi sfiori le setole e ridiventerete esseri umani. Assumerete le sembianze che vi sono familiari. Ma essi, ancor più impauriti di prima, si scostarono e grugnirono spaventati e strepitarono come se su di loro incombesse una sventura e, poichè la porta del porcile era aperta, fuggirono passandomi davanti, e vidi i loro pingui ventri allontanarsi sulle svelte zampette. Io però non capivo e avevo il cuore in subbuglio. "Alla fine, avvicinandomi di soppiatto, riuscii a sfiorare con la mia radice uno dei maiali. Subito l'ispido involucro cadde e mi si parò davanti il mio compagno Elpenore, il più giovane tra noi, un giovane come tanti che non eccelleva in combattimento e non era nemmeno dotato di particolare intelligenza. Mi si parò davanti eretto, in sembianze umane. Ma, contrariamente a quanto mi aspettavo, non mi abbracciò e non esultò nè fu contento. Imprecò, invece, e mi disse: "Malvagio, uomo senza pace, sei già tornato? Vuoi tormentarci di nuovo, esporre il nostro corpo ai pericoli ed estorcere al nostro cuore scelte sempre nuove? Era dolce essere com'ero, rotolarmi al sole e nel fango, lanciarmi nel trogolo e nell'abbeveratoio, grugnire libero dal dubbio: devo fare questo o quello? Perchè sei venuto a ricacciarmi nell'odiosa esistenza di un tempo?"
Secondo Feuchtwanger l'essere umano è irredimibile: preferisce non pensare, non prendere decisioni, poltrire (se la situazione glielo permette).
